Zac: scrivere bene togliendo il superfluo

Zac! Il lockdown ha dimostrato un’incontrovertibile verità. Siamo per natura in grado di tagliare via il superfluo, qualunque sia il prezzo da pagare. Ne abbiamo dato grande prova zigzagando con le forbici il confine della nostra libertà. 

La nostra storia cromosomica ci rende straordinariamente inclini al cambiamento, seppur coincida con la rinuncia. Mi chiedo allora come mai sia così difficile togliere di mezzo il superfluo quando si parla di scrittura.

La revisione. Il delitto seriale dello scrittore.

Vi è mai capitato di tagliare e versare lacrime (vere o metaforiche) porgendo l’estremo saluto al compianto inchiostro di troppo? Allora siete i lettori giusti con cui approfondire questa delicata questione.

Quando decidiamo di comunicare attraverso la scrittura, dobbiamo prima liberarci dal pregiudizio che un testo nasca già perfetto anziché perfezionabile. Uno scrittore sa, ancor prima di inforcare la penna, che potrebbe ritrovarsi a tagliare parole, paragrafi o intere pagine, per consentire a quel che resta di migliorare. Ed è proprio quando un testo è “finito”, che per l’autore inizia la fase più complicata di tutto il processo creativo.

La revisione del testo – da non confondere con l’editing, che presuppone l’intervento di un professionista – richiede grande senso di responsabilità, spirito di sacrificio e serve a presentare il testo nella migliore forma possibile. A chi? Al lettore – naturalmente! – o, in alcuni casi, a un editor.

Credere che un testo appena ultimato vada bene così com’è, è un’insidiosa forma di pigrizia mista a narcisismo stilistico. Il timore che il testo revisionato perda di naturalezza e spontaneità è, lasciatemelo dire, una vera corbelleria. In altre parole, la revisione è per l’autore la più alta manifestazione di rispetto per il suo mestiere, per ciò che ha scritto e per il pubblico che lo leggerà.

Come si revisiona un testo? 

  1. L’arma del delitto 

Il delitto perfetto, anzi, la revisione perfetta, va premeditata. Occorre quindi munirsi degli strumenti giusti come un buon dizionario dei sinonimi e contrari, e quello della lingua. Da non sottovalutare l’utilizzo della stampante, che può tornarvi molto utile in caso di revisione di un testo molto lungo.

  1. Il piano e l’alibi

Ogni delitto che si rispetti segue un piano ben preciso. Anche voi, scrittori dalle lacrime di coccodrillo, dovete escogitare un metodo da seguire, un vademecum di regole ortoeditoriali a cui attenervi per non lasciare tracce di sciatteria e fare si che il lettore legga ciò che voi volete che legga. Chi sospetterebbe mai della vostra indole omicida, vedendo un testo così ben curato?

Qualche suggerimento pratico su cui riflettere.

L’uso sapiente della punteggiatura: ad esempio, quali virgolette volete utilizzare per il discorso diretto, quelle italiane (“…”) o quelle inglesi (’…’)? 

L’uso del maiuscolo si applica ai nomi di persona, luoghi, per indicare istituzioni, periodi storici, correnti artistico-culturali. Ergo, meglio non abusarne. 

L’uso del corsivo: pensate di usarlo per i termini stranieri? Badate, o tutti o nessuno.

Una volta stabilite le vostre regole, il comando trova e sostituisci (ctrl+H) vi tornerà sicuramente utile.

  1. La vittima

Uccidi i tuoi cari, uccidi i tuoi cari, anche quando spezza il tuo egocentrico cuoricino da imbrattacarte”, ci direbbe il King del terrore. Mentre se ci affidassimo al parere di un altro maestro del brivido – lui si riferiva al cinema, ma sempre di “testo” si tratta – dovremmo eliminare le parti noiose. 

Dopo un’accurata bonifica da possibili refusi, per revisionare un testo bisogna tagliare via il superfluo. Ma come si stabilisce cos’è superfluo e cosa non lo è? Questa è un’ottima domanda. Bisogna procedere con la massima cautela. Una revisione coatta sacrificherebbe incisi, proposizioni subordinate, avverbi e aggettivi. Nulla di più sbagliato! Optate sempre per una revisione di buon senso. 

È funzionale? Questa è la vera domanda da porvi, prima di compiere “l’omicidio”.

In generale, sia che si tratti di un breve articolo o di un romanzo, va evitato tutto ciò che mina l’attenzione del lettore. Inutile ribadire un concetto per puro sfizio retorico o per allungare il brodo. Sostituite i termini inappropriati o i tecnicismi se fuori contesto. I periodi troppo lunghi vanno sfoltiti; quelli eccessivamente farraginosi, semplificati.

  1. L’assassino torna sempre sul luogo del delitto

La “scena” del crimine va battuta palmo a palmo. Ciò che sembra banale è in realtà la prima regola (spesso trascurata) alla base di una perfetta revisione. La (ri)lettura del testo è il momento più importante, quello in cui tutti i nodi – gli errori – vengono al pettine – i vostri occhi. 

La prima lettura deve essere veloce: l’obiettivo è dare uno sguardo d’insieme al testo nella sua interezza. La rilettura va fatta lentamente e ad alta voce, così da scovare le incongruenze e le debolezze nascoste all’interno del testo, far risuonare la musicalità delle parole e verificare che la punteggiatura segua il giusto ritmo. 

Se il testo è decisamente lungo, provate a stamparlo: la lettura su carta è meno faticosa di quella fatta sullo schermo del pc. E avete mai provato a leggere al contrario? Cominciate dall’ultima parola risalendo alla prima: in questo modo il cervello nota anche quegli errori che si mimetizzano nel mucchio.

  1. La firma dell’assassino

Per facilitare la revisione, specie in presenza di un testo corposo, può essere utile frammentarlo in porzioni più piccole. Concentrarvi su un singolo periodo isolato dal contesto, vi permette di potenziarne l’espressività, apportando le modifiche necessarie per renderlo indimenticabile.

Dopo aver fatto una strage, non disperate. Il vostro testo, forte delle parole superstiti, vi perdonerà, e il lettore, grato per la vostra revisione, vi assolverà. 

Ora siete pronti per passare al delitto successivo.